Ho fatto ripetizioni per anni, soprattutto con bimbi e ragazzi delle elementari e medie, e quella esperienza mi ha segnata più di qualsiasi teoria. Loro non fingono: se non capiscono, te lo dicono con gli occhi, con una domanda fuori luogo, o chiudendosi in silenzio. Ho capito presto che gli esercizi servono – servono davvero – ma da soli non bastano. Io *credo molto nella conversazione*.
In ogn...
Ho fatto ripetizioni per anni, soprattutto con bimbi e ragazzi delle elementari e medie, e quella esperienza mi ha segnata più di qualsiasi teoria. Loro non fingono: se non capiscono, te lo dicono con gli occhi, con una domanda fuori luogo, o chiudendosi in silenzio. Ho capito presto che gli esercizi servono – servono davvero – ma da soli non bastano. Io *credo molto nella conversazione*.
In ogni lezione porto regole ed esercizi, sì, perché danno struttura e sicurezza. Ma la vera svolta arriva quando trasformiamo la regola in parole nostre: commentiamo un errore, raccontiamo un episodio, giochiamo con esempi assurdi finché la lingua (o la matematica, o la materia che sia) smette di essere un compito e diventa uno scambio vero. Con i più piccoli uso storie, disegni, cinque minuti di chiacchiera libera prima di aprire il libro: è lì che scopro cosa già sanno e cosa li blocca davvero.
Il mio stile è pratico e paziente: spiego, facciamo insieme, poi lascio spazio perché sia lo studente a spiegare a me. Correggo senza umiliare, chiedo “come lo diresti tu?” più spesso di “è sbagliato”. Credo che l’errore sia un indizio, non una colpa.
Se cerchi qualcuno che assegna pagine e controlla risposte in silenzio, non sono io. Se invece vuoi lezioni dove si parla, si ride, si sbaglia e si riprova – dove gli esercizi sono il punto di partenza e non quello di arrivo – allora facciamo buon viaggio insieme.
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