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Ho preso molte decisioni che ho scoperto, con il senno di poi,
non essere le “più giuste”
, quelle che comunemente vengono definite
errori. Ho riflettuto per un lasso indefinito di tempo sugli atteggiamenti
che ho assunto, sulle parole che ho detto, sulle esperienze che ho
deciso di vivere, sul perchè ho voluto farle, che ripercussioni hanno
avuto sulla mia quotidianità, sulle sensazioni che ho s...
Ho preso molte decisioni che ho scoperto, con il senno di poi,
non essere le “più giuste”
, quelle che comunemente vengono definite
errori. Ho riflettuto per un lasso indefinito di tempo sugli atteggiamenti
che ho assunto, sulle parole che ho detto, sulle esperienze che ho
deciso di vivere, sul perchè ho voluto farle, che ripercussioni hanno
avuto sulla mia quotidianità, sulle sensazioni che ho spinto le persone a
provare, sulle idee che qualcuno può aver concepito della mia persona,
senza conoscermi realmente, perchè no, non è ciò che “facciamo” che
definisce ciò che siamo. Non ho mai condiviso questo pensiero, a volte
si prendono delle decisioni che lì per lì possono sembrare giuste, per un
motivo o per un altro e alla fine si rivelano dei grandi fallimenti, ma non
per questo possono definirsi sempre "sbagliate” e questo pensiero mi
terrorizza. In fin dei conti non si può stabilire in alcun modo quale sia la
decisione migliore, perchè non esiste alcun termine di paragone. Non
abbiamo vite precedenti a cui appoggiarci e vite future in cui rimediare,
L’uomo vive ogni cosa per la prima volta nel momento stesso in cui si
trova, è come un attore che va in scena per la prima volta senza aver
mai letto il copione, senza aver mai provato, aver conosciuto la fine,
l’inizio o il durante della sceneggiatura. Siamo colti alla sprovvista e
dobbiamo provare ad adattarci alle nuove situazioni che si presentano,
ogni giorno con nuovi colpi di scena, nuovi personaggi di cui non
abbiamo il tempo di ricordare il volto che subito ne subentrano altri. A
questo punto mi chiedo se viviamo davvero, com’è possibile godersi la
vita se la prima prova è già la vita stessa? Cos’è questa vita se non un
niente calcato di contorno ad un enorme nulla? Siamo gettati dentro un
vuoto da cui emerge il nostro niente, anzi non emerge, rimani su quel
sottile strato di intermezzo che possiedono tutte le cose, quello strato
che non si vede, che non esiste. Credo che non tutti siano portati per
fare gli attori, non tutti sono portati per la vita, soprattutto conoscendo la
difficoltà dei rapporti umani.
La dura verita di cui tutti siamo a conoscenza, ma che tutti ignoriamo è
che la vita è un percorso che non contempla la possibilità di
un’eventuale ripartita, non si può tornare indietro per poter riprendere
una decisione, che solo con il senno di poi siamo riusciti a rielaborare, o
per evitare di assumere un determinato atteggiamento, che abbiamo
scoperto vivendo gli attimi che hanno succeduto le nostre parole o
semplicemente un nostro gesto, non essere adatto a quella determinata
situazione. Queste scelte, queste, decisioni, questi atteggiamenti
portano, sfortunatamente, delle conseguenze, che risultano essere il
nocciolo di quelle che noi definiamo esperienze. è normale sbagliare
nella vita, tutti commettiamo errori, l'importante è fare tesoro degli
insegnamenti che riusciamo ad estrapolare dalla consapevolezza
dell’accaduto passato, delle esperienze positive, un qualcosa da cui
apprendere un altro qualcosa. Credo sia una capacità che non tutti
possiedono, tramutare momenti spiacevoli in situazioni positive.
L’esperienza non può essere definita “un qualcosa di utile”
, noi siamo
fatti dell’esperienza stessa, noi siamo gli insegnamenti che abbiamo
appreso da esse, non gli atteggiamenti che abbiamo assunto o le parole
che abbiamo detto
La parte più complicata non è accettare di aver sbagliato, porta le sue
difficoltà, certamente, ma il punto in cui si concentra l’ostacolo maggiore
è andare oltre, sforzarsi di essere persone migliori e non farsi travolgere
dagli sguardi giudicanti e prevenuti delle persone che ci circondano, che
ci hanno classificato in base ai nostri atteggiamenti passati, degli
infantili, degli sciocchi, degli stolti. Vorrei che ci fosse più tolleranza e
meno inclinazione all’esercizio inquisitorio, non sappiamo perchè quella
persona può aver assunto quell'atteggiamento in quella determinata
situazioni, magari non sapeva cosa dire, si sentiva a disagio, aveva
avuto una giornata particolare, era spaventata dal giudizio altrui aveva
detto qualcosa che non pensava realmente, o semplicemente, come la
maggior parte delle volte si è piccoli, ingenui, dei “bambini”
, un
infantilismo non necessariamente dovuto all’età. Molti potrebbero
pensare che io sia troppo buona e che non veda chiaramente, che tenda
a giustificare eccessivamente le altre persone, quasi a sfiorare una sorta
di buonismo, ma non è così, non si tratta di questo; vorrei che questi
pensieri fossero appartenuti a qualcun altro quando ero io la “bambina”
,
che qualcuno fosse andato oltre i miei atteggiamenti, che avesse visto
altro, non omettendoli, ma comprendendoli. Sto solo cercando di essere
la persona che avrei voluto incontrare sulla mia strada. Di conseguenza
sono del parere che le esperienze siano fondamentali, positive e
negative che siano, servono per modellare le persone che vorremmo essere, sulla base di chiamo stati


buongiorno ?????
simira mi dispiace molto sentirti così…
nessuno dovrebbe non sentirsi all’altezza di un qualcuno o un qualcosa. semplicemente si è e il bello sta proprio nel fatto che il metro di giudizio è filtrato attraverso i propri occhi, hai tutto ciò che ti serve.

ti condivido una mia considerazione, non perché io sia convinta di poterti aiutare nel pratico, non ho questa presunzione.
i miei atteggiamenti sono dettati dalla consapevolezza che avrei tanto voluto che qualcuno si afficciasse dalla mia finestra nel momento in cui avevo deciso di chiuderla.

Ho preso molte decisioni che ho scoperto, con il senno di poi, non essere le “più giuste, quelle che comunemente vengono definite
errori. Ho riflettuto per un lasso indefinito di tempo sugli atteggiamenti
che ho assunto, sulle parole che ho detto, sulle esperienze che ho deciso di vivere, sul perchè ho voluto farle, che ripercussioni hanno avuto sulla mia quotidianità, sulle sensazioni che ho spinto le persone a provare, sulle idee che qualcuno può aver concepito della mia persona,
senza conoscermi realmente, perchè no, non è ciò che “facciamo” che definisce ciò che siamo. Non ho mai condiviso questo pensiero, a volte si prendono delle decisioni che lì per lì possono sembrare giuste, per un
motivo o per un altro e alla fine si rivelano dei grandi fallimenti, ma non per questo possono definirsi sempre "sbagliate” e questo pensiero mi terrorizza. In fin dei conti non si può stabilire in alcun modo quale sia la decisione migliore, perchè non esiste alcun termine di paragone. Non
abbiamo vite precedenti a cui appoggiarci e vite future in cui rimediare. L’uomo vive ogni cosa per la prima volta nel momento stesso in cui si trova, è come un attore che va in scena per la prima volta senza aver mai letto il copione, senza aver mai provato, aver conosciuto la fine, l’inizio o il durante della sceneggiatura. Siamo colti alla sprovvista e dobbiamo provare ad adattarci alle nuove situazioni che si presentano, ogni giorno con nuovi colpi di scena, nuovi personaggi di cui non abbiamo il tempo di ricordare il volto che subito ne subentrano altri. A questo punto mi chiedo se viviamo davvero, com’è possibile godersi la
vita se la prima prova è già la vita stessa? Credo che non tutti siano portati per
fare gli attori, non tutti sono portati per la vita, soprattutto conoscendo la
difficoltà dei rapporti umani.
La dura verita di cui tutti siamo a conoscenza, ma che tutti ignoriamo è
che la vita è un percorso che non contempla la possibilità di un’eventuale ripartita, non si può tornare indietro per poter riprendere
una decisione, che solo con il senno di poi siamo riusciti a rielaborare, o per evitare di assumere un determinato atteggiamento, che abbiamo scoperto vivendo gli attimi che hanno succeduto le nostre parole o
semplicemente un nostro gesto, non essere adatto a quella determinata
situazione. Queste scelte, queste, decisioni, questi atteggiamenti
portano, sfortunatamente, delle conseguenze, che risultano essere il
nocciolo di quelle che noi definiamo esperienze. è normale sbagliare
nella vita, tutti commettiamo errori, l'importante è fare tesoro degli
insegnamenti che riusciamo ad estrapolare dalla consapevolezza
dell’accaduto passato, delle esperienze positive, un qualcosa da cui
apprendere un altro qualcosa. Credo sia una capacità che non tutti
possiedono, tramutare momenti spiacevoli in situazioni positive.
L’esperienza non può essere definita “un qualcosa di utile”, noi siamo
fatti dell’esperienza stessa, noi siamo gli insegnamenti che abbiamo
appreso da esse, non gli atteggiamenti che abbiamo assunto o le parole
che abbiamo detto.
La parte più complicata non è accettare di aver sbagliato, porta le sue
difficoltà, certamente, ma il punto in cui si concentra l’ostacolo maggiore
è andare oltre, sforzarsi di essere persone migliori e non farsi travolgere
dagli sguardi giudicanti e prevenuti delle persone che ci circondano, che
ci hanno classificato in base ai nostri atteggiamenti passati, degli
infantili, degli sciocchi, degli stolti. Vorrei che ci fosse più tolleranza e
meno inclinazione all’esercizio inquisitorio, non sappiamo perchè quella
persona può aver assunto quell'atteggiamento in quella determinata
situazioni, magari non sapeva cosa dire, si sentiva a disagio, aveva
avuto una giornata particolare, era spaventata dal giudizio altrui aveva
detto qualcosa che non pensava realmente, o semplicemente, come la
maggior parte delle volte si è piccoli, ingenui, dei “bambini”, un
infantilismo non necessariamente dovuto all’età. Molti potrebbero
pensare che io sia troppo buona e che non veda chiaramente, che tenda
a giustificare eccessivamente le altre persone, quasi a sfiorare una sorta
di buonismo, ma non è così, non si tratta di questo; vorrei che questi
pensieri fossero appartenuti a qualcun altro quando ero io la “bambina”, che qualcuno fosse andato oltre i miei atteggiamenti, che avesse visto
altro, non omettendoli, ma comprendendoli. Sto solo cercando di essere
la persona che avrei voluto incontrare sulla mia strada. Di conseguenza
sono del parere che le esperienze siano fondamentali, positive e
negative che siano, servono per modellare le persone che vorremmo essere, sulla base di chi siamo stati.
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