Le mie lezioni di matematica e fisica partono prima di tutto dalla persona che ho davanti: cerco di capire quali sono le difficoltà, il livello di partenza e soprattutto il modo migliore per arrivare alla comprensione.
Non mi interessa che uno studente impari una formula a memoria per poi dimenticarla dopo una settimana. Preferisco partire da un problema, da una situazione concreta o da una doman...
Le mie lezioni di matematica e fisica partono prima di tutto dalla persona che ho davanti: cerco di capire quali sono le difficoltà, il livello di partenza e soprattutto il modo migliore per arrivare alla comprensione.
Non mi interessa che uno studente impari una formula a memoria per poi dimenticarla dopo una settimana. Preferisco partire da un problema, da una situazione concreta o da una domanda e arrivare insieme al concetto, passo dopo passo. L’obiettivo è capire perché una cosa funziona, non semplicemente ricordarsi come si fa. In matematica lavoriamo molto sul ragionamento: impariamo a leggere un problema, individuare le informazioni importanti, scegliere una strategia e verificare se il risultato ottenuto ha senso. In fisica cerco sempre di collegare la teoria alla realtà, agli esempi quotidiani e alla rappresentazione grafica dei fenomeni, così che le formule e il formalismo diventino uno strumento e non il punto di partenza. Le lezioni sono quindi interattive: faccio domande, propongo piccoli problemi, ragioniamo sugli errori e costruiamo insieme il percorso per arrivare alla soluzione. Se qualcosa non è chiaro, non si va avanti semplicemente “perché bisogna finire il programma”: cerchiamo un'altra strada, un esempio diverso o un modo più semplice per arrivarci.
Per me una buona lezione è quella alla fine della quale lo studente non ha solo trovato il risultato giusto, ma può dire: “Adesso ho capito perché.”
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