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Capire Come Funzioniamo per Imparare a Studiare

Spesso, quando incontriamo delle difficoltà nello studio, la tendenza naturale è quella di colpevolizzarsi, pensando di non essere abbastanza portati o intelligenti. La realtà, tuttavia, è ben diversa: se facciamo fatica ad assimilare i concetti, la causa risiede quasi sempre nel nostro metodo di approccio, e non nelle nostre capacità cognitive. Og...
Capire Come Funzioniamo per Imparare a Studiare

Spesso, quando incontriamo delle difficoltà nello studio, la tendenza naturale è quella di colpevolizzarsi, pensando di non essere abbastanza portati o intelligenti. La realtà, tuttavia, è ben diversa: se facciamo fatica ad assimilare i concetti, la causa risiede quasi sempre nel nostro metodo di approccio, e non nelle nostre capacità cognitive. Ognuno di noi possiede dinamiche uniche attraverso cui elabora, muove e consolida le nozioni.
Ogni percorso di apprendimento efficace deve quindi partire da una domanda fondamentale: chi sono io mentre affronto un testo? Prima ancora di memorizzare una pagina, è necessario capire come il proprio cervello funziona meglio, quali sono gli stimoli (visivi, uditivi, pratici) che attivino davvero la nostra attenzione e quale sia il tempo ideale da dedicare alla teoria prima che subentri la saturazione.

A supporto di questo interviene la Teoria delle Intelligenze Multiple dello psicologo Howard Gardner, il quale ha identificato almeno nove tipi diversi di intelligenza (da quella linguistica e logica a quella spaziale, corporea o introspettiva). Questa scoperta ci dimostra che non esiste un unico modo di essere "intelligenti", ma che ognuno di noi funziona in modo diverso, e tutti funzioniamo. Non si tratta di capire quanto siamo intelligenti, ma di scoprire come lo siamo, per poter utilizzare le nostre inclinazioni naturali a nostro vantaggio.
Ed è proprio qui che si definisce l'approccio che voglio dare, un approccio che va oltre la superficie e rifiuta la semplice ripetizione meccanica di date, formule e capitoli. C'è una differenza cruciale tra due concetti che spesso vengono confusi:
Istruire: deriva dal latino instruere (composto da in- "dentro" e struere "costruire, ammassare"). Significa letteralmente "mettere dentro", inserire nozioni dall'esterno in un contenitore vuoto. È un processo passivo e spesso sterile, che si limita ad accumulare dati che verranno dimenticati subito dopo l'esame.
Educare: deriva dal latino educere (composto da e- "fuori" e ducere "trarre, guidare"). Significa "tirare fuori", condurre all'esterno ciò che è già presente nel potenziale di ognuno.
Il mio obiettivo non è istruire, un processo fine a se stesso e spesso inutile a lungo termine. Il mio obiettivo è educare allo studio: tirare fuori le potenzialità latenti di ciascuno studente, comprendere la sua struttura mentale e fornirgli le chiavi per applicarla concretamente. Solo trasformando lo studio da un dovere mnemonico a un processo di auto-consapevolezza possiamo liberare il vero talento e rendere l'apprendimento un'esperienza gratificante e duratura.
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