Insegnante privato: come mettersi in regola e aprire la Partita Iva

Entrare nel mondo dell’insegnamento privato, vuol dire spesso entrare in un mondo nuovo pieno di dubbi da chiarire. Per questo, che tu sia semplicemente interessato a dare lezioni private, o sei già insegnante ma necessiti informazioni aggiornate, Letuelezioni.it è qui per aiutarti e orientarti. 

 

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Come gestire la nostra attività economica, è uno delle questioni che genera più dubbi. In articoli precedenti ti abbiamo già consigliato sul costo medio di una lezione privata, ma se vuoi avere un’idea più precisa ti consigliamo di consultare sempre il prezzo di altri insegnanti privati, per farti un’idea dell’andamento di mercato, prendendo in considerazione quelle caratteristiche che rendono le tue lezioni diverse dagli altri. 

Adesso vorremo aiutarti su un altro aspetto economico: come metterti in regola e dichiarare i redditi delle tue lezioni private. In quest'articolo ti spiegheremo come dichiarare le tue entrate in base alle leggi vigenti in Italia. Ricordati che dare lezioni private è un’attività economica, per questo dovrebbe sempre essere dichiarata al fisco. 

Se sei un lavoratore autonomo e dai corsi a domicilio o online, dovrai includere i guadagni delle lezioni private nella dichiarazione dei redditi annuale come prestazione occasionale o con l’apertura della partita IVA.

Insegnare potrebbe non essere la tua professione principale, ma anche se offri lezioni private in maniera saltuaria e puramente occasionale è necessario dichiarare questa attività extra al fisco ma potrai farlo come lavoratore autonomo occasionale, senza dover aprire la partita IVA. Al momento della dichiarazione dei redditi dovrai inserire nel quadro RL o quadro D del modello 730, i proventi di questa attività occasionale.

Se con le lezioni private non superi i 5.000 euro lordi l'anno, non hai neanche l'obbligo di iscriverti alla gestione separata dell'INPS e pagare i contributi per la pensione. Se invece i tuoi compensi superano il tetto dei 5.000 euro annuali, allora devi iscriverti alla sezione apposita dell'INPS per versare i contributi richiesti dalla previdenza sociale: il 25,72% dell'imponibile se sei solo autonomo, il 24% se hai un altro lavoro come dipendente.

Se invece il tuo unico reddito proviene dalle lezioni private, dovrai aprire la P.Iva e arrivati a questo punto, molti aspiranti insegnanti cominciano a demoralizzarsi, niente panico! Ecco come aprirla:

  • Dovrai scegliere il modello adatto sul sito dell'Agenzia delle Entrate

  • In seguito selezionare l’ATECO ovvero indicare il settore in cui operi, nel caso delle lezioni private sarà “formazione, insegnamento…”

  • Dovrai iscriverti alla gestione separata per versare i contributi previdenziali all'INPS (pensione, malattia, maternità…)

  • Infine scegliere il regime fiscale (ordinario o forfettario). Quello più indicato e conveniente per chi è ancora agli inizi è quello forfettario. Se i tuoi compensi non superano 65.000 euro l'anno, puoi pagare solo il 5% di tasse, se sei una nuova partita IVA, oppure il 15%, dopo il quinto anno di attività. 

 

L’aumento di partite IVA negli ultimi anni ha dato vita a maggiori tutele, soprattutto per giovani e donne, che lavorano come autonomi. 

Esistono molti vantaggi nel decidere il proprio orario e quantità di lavoro. Siamo più liberi sotto molti aspetti e se svolgiamo altre attività possiamo dichiararle senza problemi. Possiamo anche beneficiare di alcuni aiuti o sovvenzioni a seconda della nostra situazione. Ma a sua volta comporta alcune responsabilità come essere ben informati sui diritti e doveri per relazionarsi con il fisco. Tassare le classi private può sembrare una chimera, ma esistono servizi di contabilità che possono aiutarti a prezzi.

Ogni professionista che svolge un'attività economica è tenuto a emettere una fattura. La prima parte della fattura elettronica del professionista è quella descrittiva che deve contenere:

  • I dati identificativi del prestatore (indirizzo, partita IVA, nome, cognome, azienda, ecc.);

  • I dati identificativi del committente 

  • Il numero progressivo, la data di emissione, e le condizioni generali della prestazione professionale (durata, modalità di pagamento, etc).

La seconda parte della fattura è quella tabellare che invece deve contenere:

  • Il tipo di prestazione professionale offerta (quantità e descrizione)

  • Il valore della prestazione professionale, unitaria e complessiva.

  • La base imponibile ai fini Iva della prestazione.

  • IVA applicabile (generalmente il 22%).

  • L’eventuale presenza della ritenuta di acconto.

  • Il totale della fattura, che corrisponde al valore corrisposto dal committente.

Tutto questo può sembrare un po' complicato, ma grazie alla forte crescita dei lavoratori autonomi, si sono moltiplicati anche gli uffici di consulenza, specializzati in lavoratori autonomi con un basso volume di reddito che offrono servizi a prezzi molto competitivi.

Ci teniamo a ricordarti che non dichiarare un certo volume di entrate e quindi evadere le tasse può essere considerato un reato grave. Se la somma non è alta può essere saldata con una multa, ma può diventare comunque un grave problema penale. 

Non avere paura di gestire il tuo reddito e dichiararlo. Esistono molti lavoratori che sono nella  tua stessa situazione. All'inizio può sembrare un grande passo, ma se lo fai ti renderai conto che è solo una formalità senza troppe difficoltà. In bocca al lupo! 

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