Studiare non significa solo memorizzare informazioni, ma soprattutto imparare a usare la mente nel modo giusto. Molti studenti passano ore sui libri senza ottenere risultati soddisfacenti perché utilizzano un solo tipo di approccio mentale, spesso in modo inconsapevole. Uno dei concetti più utili per migliorare il metodo di studio è la distinzione tra pensiero veloce e pensiero lento, resa famosa dallo psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman. Capire come funzionano questi due sistemi mentali e come integrarli nello studio può fare una grande differenza nei risultati, soprattutto per chi vuole recuperare debiti scolastici, superare esami o migliorare le proprie performance alle superiori o all’università.
Il pensiero veloce è automatico, intuitivo e immediato. Lavora senza che ce ne rendiamo conto e ci permette di rispondere rapidamente a stimoli conosciuti. È quello che utilizziamo quando riconosciamo una parola, ricordiamo una formula già studiata, svolgiamo un esercizio simile a uno già visto o rispondiamo a una domanda semplice durante un’interrogazione. Nello studio, il pensiero veloce è fondamentale per la memorizzazione rapida, il ripasso e il consolidamento delle informazioni. Ad esempio, quando ripeti più volte una definizione, fai esercizi dello stesso tipo o utilizzi le flashcard, stai allenando questo sistema.
Il limite del pensiero veloce, però, è che può creare una falsa sensazione di sicurezza. Lo studente pensa di sapere l’argomento perché lo riconosce, ma in realtà non lo padroneggia davvero. Questo succede spesso quando basta cambiare leggermente la domanda o il contesto dell’esercizio per andare in difficoltà. È la classica situazione in cui “a casa sembrava tutto chiaro”, ma durante il compito o l’esame le risposte non arrivano.
Il pensiero lento, invece, è riflessivo, analitico e richiede uno sforzo consapevole. Entra in gioco quando dobbiamo comprendere a fondo un argomento, risolvere un problema nuovo, collegare concetti diversi o spiegare qualcosa con parole nostre. È il tipo di pensiero che utilizzi quando ti chiedi perché una formula funziona, come un evento storico è collegato a un altro, oppure quando cerchi di applicare una regola a una situazione mai vista prima. Anche se è più faticoso e richiede più tempo, il pensiero lento è quello che costruisce una comprensione profonda e duratura.
Un buon metodo di studio non sceglie tra pensiero veloce e pensiero lento, ma li combina in modo strategico. All’inizio di un nuovo argomento è fondamentale usare il pensiero lento: leggere con attenzione, sottolineare in modo intelligente, fare schemi e mappe concettuali, porsi domande e cercare esempi pratici. In questa fase è normale andare più piano, perché il cervello sta costruendo nuove connessioni.
Solo dopo questa fase di comprensione profonda ha senso passare al pensiero veloce, attraverso esercizi, ripetizioni, simulazioni d’esame e interrogazioni simulate. In questo modo le informazioni diventano sempre più automatiche e sicure. Saltare la fase del pensiero lento significa costruire basi fragili, mentre usarlo troppo a lungo senza allenare il pensiero veloce può rendere lo studio inefficiente e troppo lento.
In pratica, studiare bene significa alternare momenti di riflessione profonda a momenti di allenamento rapido. Questo approccio non aiuta solo a prendere voti migliori, ma sviluppa anche autonomia, sicurezza e capacità di affrontare problemi nuovi, dentro e fuori dalla scuola. Ed è proprio questo l’obiettivo di un metodo di studio efficace: non solo superare un esame, ma imparare davvero a pensare.