Abbandono scolastico in Italia: i dati INVALSI e ISTAT 2026

Letuelezioni
Valeria Nidoli

Nel 2025 il tasso di abbandono scolastico in Italia è sceso all'8,2%, il valore più basso mai registrato, e le prime stime INVALSI lo collocano al 7,3% per il 2026. È un risultato che supera con cinque anni di anticipo l'obiettivo del 9% fissato dall'Unione Europea per il 2030.

Dietro questo dato positivo, però, si nasconde un fenomeno più complesso: mentre calano gli abbandoni fisici, cresce l'attenzione sulla dispersione implicita, cioè sugli studenti che restano a scuola senza raggiungere competenze adeguate. In questo articolo trovi i dati più aggiornati su abbandono e dispersione scolastica in Italia, i divari territoriali e sociali che restano, le cause principali del fenomeno e cosa puoi fare in concreto per aiutare tuo figlio a non restare indietro.

Cos'è l'abbandono scolastico e la dispersione implicita

L'abbandono scolastico, nella definizione tecnica Early Leavers from Education and Training (ELET), indica i giovani tra i diciotto e i ventiquattro anni che hanno lasciato gli studi con al massimo la licenza media e che non sono più inseriti in un percorso di istruzione o formazione. È l'indicatore ufficiale usato da Eurostat, ISTAT e Unione Europea per misurare il fenomeno nel tempo e confrontare i paesi membri.

Dal 2019 INVALSI monitora anche un secondo indicatore, la dispersione implicita. Riguarda gli studenti e le studentesse che arrivano al diploma, ma senza raggiungere livelli adeguati di apprendimento in italiano e matematica secondo le prove standardizzate. È una forma di abbandono meno visibile: chi resta a scuola non compare nelle statistiche sui banchi vuoti, ma rischia comunque di uscire dal sistema scolastico senza le competenze di base necessarie per il lavoro o gli studi successivi.

I due indicatori raccontano quindi fenomeni diversi e complementari. Un tasso di abbandono in calo, come quello registrato negli ultimi anni, non basta da solo a dare un quadro completo della salute del sistema scolastico italiano.

Per un genitore, capire questa differenza è utile soprattutto per interpretare correttamente le notizie sull'argomento: un titolo che parla di «abbandono scolastico ai minimi storici» racconta solo una parte della storia. Vale la pena guardare sempre entrambi gli indicatori insieme, e non uno isolato dall'altro.

I dati aggiornati su abbandono scolastico in Italia

Il tasso di abbandono scolastico in Italia è sceso in modo costante negli ultimi anni: dal 14,3% del 2018, all'11,5% del 2022, fino all'8,2% del 2025, secondo i dati ISTAT più recenti. Se si considerano solo gli studenti con cittadinanza italiana, la percentuale scende ulteriormente al 6,7%.

Le prime stime INVALSI, presentate a luglio 2026, indicano un'ulteriore discesa al 7,3% per il 2026. Con questo risultato l'Italia avrebbe raggiunto, con cinque anni di anticipo, l'obiettivo del 9% fissato dall'Unione Europea per il 2030, superando anche il traguardo intermedio previsto dal PNRR (una riduzione dal 13,5% al 10,2%). Oggi l'Italia si posiziona meglio di paesi come Germania e Spagna su questo specifico indicatore.

Anche la dispersione implicita segue un andamento positivo: dall'8,7% del 2025 al 6,3% stimato per il 2026, una diminuzione di 2,4 punti percentuali che rappresenta il valore più basso dell'intera serie storica raccolta da INVALSI dal 2019.

Anno

Tasso di abbandono scolastico

2018

14,3%

2022

11,5%

2025 (dato ISTAT)

8,2%

2026 (stima INVALSI)

7,3%

 

Il miglioramento italiano si inserisce in una tendenza più ampia dei paesi del Sud Europa. Tra il 2014 e il 2024, secondo l'analisi di Openpolis su dati Eurostat, il Portogallo è passato dal 17,3% al 6,6% di abbandono precoce (-10,7 punti) e la Spagna dal 21,9% al 13% (-8,9 punti). L'Italia, nello stesso periodo, ha registrato un calo di 5,2 punti: più lento rispetto ai vicini iberici, ma comunque costante e concentrato soprattutto negli ultimi anni.

I divari che restano tra nord, sud, generi e cittadinanza

Il calo nazionale nasconde differenze marcate a seconda del territorio, del genere e della cittadinanza.

Guardando al genere, il tasso di abbandono resta più alto tra i ragazzi (10,1%) che tra le ragazze (6,2%). Sul piano territoriale, le Isole registrano il valore più alto (13,7%), seguite dal Sud senza le isole (8,4%), mentre il Nord si ferma al 6,9%. Il divario più ampio riguarda però la cittadinanza: nel 2025 il tasso di abbandono tra gli studenti stranieri è del 26,2%, comunque in calo rispetto al 30,1% del 2022.

Categoria

Tasso di abbandono (2025)

Ragazzi

10,1%

Ragazze

6,2%

Isole

13,7%

Sud (senza isole)

8,4%

Nord

6,9%

Studenti stranieri

26,2%

Arrivati in Italia tra 16 e 24 anni

38,9%

 

Non mancano però segnali incoraggianti a livello regionale: la Campania è scesa per la prima volta sotto il 10% (9,7%, contro il 19% del 2020), grazie anche al recupero di circa 8.000 studenti che avevano abbandonato la scuola nell'anno scolastico 2024/2025. La Calabria è passata dal 16,9% del 2020 al 6,5% attuale.

I divari restano invece marcati nelle periferie delle grandi città. Nelle aree di disagio urbano delle città metropolitane, la dispersione implicita a fine terza media raggiunge il 20,8%, quasi il doppio della media cittadina, che si ferma all'11%. Questo significa che, anche dentro una stessa città, il quartiere in cui si vive può fare una differenza enorme sulle probabilità di arrivare al diploma con competenze adeguate.

Nel complesso, questi numeri mostrano che l'abbandono scolastico in Italia non è un fenomeno uniforme, ma si concentra in modo sproporzionato in alcune aree geografiche e in alcuni gruppi di studenti, spesso già svantaggiati per altre ragioni.

Le cause principali dell'abbandono scolastico

L'abbandono scolastico raramente ha una causa unica. È quasi sempre il risultato di più fragilità che si accumulano nel tempo.

Il contesto familiare gioca un ruolo importante: secondo i dati ISTAT, quando i genitori hanno un basso livello di istruzione, quasi un quarto dei giovani (24%) abbandona precocemente gli studi. Se almeno un genitore è laureato, la quota scende drasticamente al 2%.

Tra le altre cause più frequenti troviamo:

  • Assenteismo ripetuto

  • Perdita di motivazione dopo risultati scolastici negativi

  • Difficoltà accumulate in materie come italiano e matematica

  • Contesto socioeconomico della famiglia

  • Barriera linguistica, per chi è arrivato di recente in Italia

Anche il territorio conta: vivere in aree interne o in periferie con meno servizi educativi riduce le opportunità di accesso a percorsi di istruzione superiore o di formazione professionale.

Le conseguenze si vedono anche a distanza di anni: secondo i dati ISTAT, il tasso di occupazione dei laureati resta 11 punti percentuali più alto di quello dei diplomati (84,3% contro 73,3%), un divario che sale fino a quasi 16 punti tra chi ha conseguito il titolo di studio solo di recente. Chi abbandona precocemente la scuola parte quindi svantaggiato anche nel mercato del lavoro, non solo negli anni della formazione.

Le misure per contrastare la dispersione scolastica

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito attribuisce buona parte dei progressi recenti ad alcune misure specifiche:

  • Docente tutor, per un supporto individuale agli studenti più fragili

  • Agenda Sud, dedicata alle regioni del Mezzogiorno

  • Piano Estate, per recuperare i debiti scolastici prima del nuovo anno

  • Decreto Caivano, con interventi mirati nelle aree più a rischio

  • Investimenti su competenze digitali e materie STEM

  • Percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) in modalità duale, particolarmente efficaci nel Mezzogiorno

Non tutti leggono i dati allo stesso modo. Alcuni ricercatori e sindacati della scuola sottolineano che la dispersione implicita è un indicatore relativamente recente, ancora oggetto di discussione scientifica, e segnalano difficoltà persistenti nella scuola primaria, oltre a divari territoriali che restano ampi. Lo stesso presidente dell'INVALSI, Roberto Ricci, presentando i risultati 2026, ha parlato di un «campanello d'allarme» per la scuola primaria, i cui esiti non crescono rispetto agli anni precedenti.

Il quadro, quindi, è positivo ma non privo di zone d'ombra: il calo dell'abbandono è un dato reale, confermato sia da ISTAT che da INVALSI, ma va letto insieme agli altri indicatori sulla qualità degli apprendimenti.

Lo stesso INVALSI riconosce che trattenere più studenti nel sistema scolastico comporta anche una maggiore complessità interna: una parte di chi, in passato, avrebbe abbandonato gli studi oggi resta a scuola presentando comunque fragilità negli apprendimenti. Per questo motivo, tra le misure del PNRR, un'attenzione particolare è dedicata alla personalizzazione della didattica, con l'obiettivo di sostenere ogni studente in base alle sue specifiche difficoltà, anziché applicare lo stesso approccio a tutta la classe.

Come prevenire l'abbandono con il supporto giusto

I dati raccontano un pattern chiaro: l'abbandono scolastico raramente arriva all'improvviso. Si accumula per anni, spesso a partire da difficoltà non affrontate in tempo in materie come italiano, matematica o le lingue straniere.

Un supporto mirato e continuo può intervenire proprio su queste fragilità prima che diventino strutturali: aiuta a colmare le lacune, a costruire un metodo di studio stabile e a restituire fiducia allo studente, specialmente nei momenti di passaggio più delicati come il primo anno delle superiori o la preparazione alla maturità.

Le materie in cui si accumulano più spesso le prime difficoltà, come italiano e matematica, sono anche quelle su cui un intervento tempestivo produce i risultati migliori. Un insegnante privato può lavorare sul singolo studente, individuare esattamente dove nasce la lacuna e adattare il ritmo delle lezioni, in un modo che è più difficile replicare in una classe numerosa.

Il legame tra motivazione e abbandono emerge anche da un'indagine europea condotta da LeTueLezioni (parte di GoStudent) su genitori e insegnanti in cinque paesi: il 45% degli studenti chiede aiuto a un insegnante privato proprio nei momenti di calo di entusiasmo o di risultati scolastici, prima che la demotivazione si trasformi in un distacco più serio dal percorso di studio. Ne parliamo più nel dettaglio nel nostro approfondimento su perdita di motivazione allo studio.

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Domande frequenti

Domanda

Risposta

➕ Che differenza c'è tra abbandono e dispersione scolastica?

L'abbandono scolastico riguarda chi esce definitivamente dal sistema di istruzione senza diploma. La dispersione scolastica è un concetto più ampio: include anche bocciature, cambi di indirizzo e rallentamenti del percorso di studio che, se non affrontati, possono poi portare all'abbandono.

➕ Fino a che età è obbligatoria la scuola in Italia?

In Italia l'istruzione è obbligatoria per dieci anni, dai sei ai sedici anni di età. Superata questa soglia, i ragazzi possono comunque continuare gli studi o un percorso di formazione professionale fino ai diciotto anni.

➕ Quali sono i segnali di rischio di abbandono scolastico?

Tra i segnali più comuni ci sono l'assenteismo ripetuto, un calo progressivo dei voti, la perdita di motivazione verso lo studio e un maggiore isolamento dai compagni o dagli insegnanti. Riconoscerli in tempo permette di intervenire prima che il distacco dalla scuola diventi definitivo.

➕ Qual è il tasso di abbandono scolastico in Italia nel 2026?

Nel 2025 il tasso è sceso all'8,2%, secondo i dati ISTAT. Le stime INVALSI per il 2026 indicano un ulteriore calo al 7,3%, superando con cinque anni di anticipo l'obiettivo del 9% fissato dall'Unione Europea per il 2030.

➕ Cosa può fare un genitore se il figlio è a rischio di abbandono?

Il primo passo è parlarne apertamente con la scuola per capire dove nascono le difficoltà. Affiancare lo studente con un supporto personalizzato, come le ripetizioni o l'aiuto compiti, aiuta spesso a colmare le lacune prima che il disagio scolastico si aggravi.

 

Il calo dell'abbandono scolastico in Italia è una buona notizia, confermata sia dai dati ISTAT che dalle stime INVALSI. Ma i divari territoriali, di genere e legati alla cittadinanza restano ampi, e la dispersione implicita ricorda che restare a scuola non basta se non si arriva a competenze adeguate. Intervenire presto, con un supporto personalizzato e continuo, resta uno degli strumenti più efficaci per aiutare gli studenti più fragili a non restare indietro.

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Valeria Nidoli
Content Specialist
Valeria è una web content strategist specializzata in SEO e tendenze IT. È italiana e vive a Barcellona dal 2018, dove lavora nel settore del marketing digitale da oltre quattro anni. Appassionata di culture e lingue straniere, parla fluentemente italiano, spagnolo e inglese, e sta perfezionando le sue competenze in francese e catalano. Con una solida esperienza nell'organizzazione e gestione di progetti, Valeria ama condividere il suo know-how attraverso lo storytelling, rendendo i contenuti digitali più coinvolgenti e mirati.
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