Come imparare una lingua straniera: breve guida.

Francesco

Pubblicato da Francesco

Un proverbio africano recita: "Un uomo che parla una lingua vale un uomo; un uomo che parla due lingue vale due uomini; un uomo che ne parla tre vale tutta l'umanità." Dietro queste parole che potrebbero rimandare ad un mondo di antichi saggi e anziani di villaggi remoti, si cela, in realtà, un messaggio di grande attualità ed un consiglio per trarre il meglio dall'era della globalizzazione. 

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La comunicazione, al giorno d'oggi, è la chiave per accedere a nuove possibilità e per mostrare le proprie potenzialità ad un pubblico più ampio possibile, in ogni sfera ed in ogni attività. 

L'inglese è oramai divenuta la lingua veicolare per eccellenza: è utilizzata in svariati campi professionali: da quello scientifico a quello diplomatico, passando per l'ambito informatico e, sempre più, anche nell'insegnamento.

Negli ultimi anni, il numero di persone che, per passione o necessità, si dedicano allo studio di questa materia si è ampliato sensibilmente, quindi l'attenzione agli aspetti motivazionali e metodologici della sua presentazione a coloro che vogliano apprenderla riveste un ruolo cruciale.

La struttura della lingua inglese, per ragioni glottologiche, si discosta sensibilmente da quella delle lingue dette "romanze" (italiano, spagnolo, portoghese, francese...) per innestarsi nel solco del cosiddetto ceppo "germanico" (tedesco, danese, olandese, svedese....), va da sè che, quindi, l'apprendimento dell'inglese per i non appartenenti a quest'ultimo gruppo linguistico possa risultare un po' più impegnativo. 

Tuttavia, la metodologia dell'insegnamento viene in nostro soccorso con alcune tecniche molto efficaci per affrontare ed abbattere questa barriera; senza addentrarci troppo nella "teoria dell'acquisizione del linguaggio" esposta da Noam Chomsky, possiamo affermare con certezza che ogni individuo possiede "un insieme di competenze innate per apprendere delle regole grammaticali verificate nel tempo con la pratica". 

Ebbene sì, se da un lato si potrebbe obiettare dicendo che la teoria esposta da Chomsky era inizialmente intesa e rivolta prevalentemente alle dinamiche di acquisizione della propria lingua, dall'altra non bisogna dimenticare che il pacchetto di "conoscenze innate" di cui si parlava è perfettamente applicabile anche allo studio di altre lingue diverse da quella madre.

Quante volte abbiamo sentito dire che l'acquisizione di una lingua, così come ad esempio l'inizio della pratica sportiva, devono essere avviate il prima possibile e meglio se in tenera età? E quante altre volte, invece, abbiamo assistito a prestazioni atletiche eccellenti o poliglottismi mostrati da persone che avevano iniziato il loro percorso in questi ambiti dopo le "eta canoniche" a cui generalmente si pensa?

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A questo punto risulta chiaro che non è l'età a fare la differenza ma, piuttosto, il metodo utilizzato, nell'ambito linguistico come in ogni altro campo.

Nella mia esperienza, infatti, ho notato che il miglior modo per far sì che una persona possa sviluppare determinati automatismi (ossia l'entrata in scena di quel famoso "pacchetto di competenze innate" di cui si parlava) è quello di focalizzare l'attenzione sul contesto piuttosto che sulla semplice memorizzazione di espressioni o regole grammaticali, che pur deve avere un posto rilevante nel percorso.

La funzione mentale chiamata "Dipendenza dal Contesto", infatti, si verifica quando il nostro cervello identifica l'azione più idonea da compiere non tanto in virtù di una regola formale quanto seguendo una consuetudine, conforme alla grammatica della lingua, adottata in quella particolare circostanza.

L'esempio classico viene offerto dalle frasi diomatiche, ossia espressioni utilizzate in contesti specifici, non traducibili in base a regole formali ma ascrivibili ad una consuetudine di impiego in particolari circostanze. 

Alcune scienze, come la Psicologia o Neurolinguistica, ci dicono che un'altra funzione mentale che influisce largamente nell'acquisizione di una lingua (madre o straniera) è la cosiddetta "Diffusione dell'Attivazione", ovvero il collegamento di un'informazione introdotta in memoria con quelle già presenti ed affini per semantica, ambito di utilizzo o posizione sequenziale.

La Diffusione dell'Attivazione ricorre ogni qual volta la nostra mente ci "aiuta" nella formazione di una frase non tanto grazie al recupero di nozioni grammaticali dalla nostra memoria ma in base ad una serie di informazioni che ormai hanno formato tra di loro le cosiddette "reti associative".

Come diceva Chomsky, queste reti di informazioni possono esser create molto efficientemente mediante l'esposizione prolungata ai parlanti nativi di una lingua, poichè grazie al loro contributo il nostro cervello sarà più sollecitato a creare collegamenti neurali tra parola -contesto di utilizzo/grado di formalità-eventuali termini o espressioni correlate. 

Se la grammatica costituisce lo "scheletro" di una lingua, il lessico ne rappresenta i muscoli, i tendini, le articolazioni e gli organi, ossia le parti del corpo umano che sono sorrette dallo scheletro ma senza le quali quest'ultimo non avrebbe ragione di esistere.

Una volta buttale giù le principali basi grammaticali, infatti, la cosa più importante da fare è iniziare ad espandere il proprio vocabolario, non solo con l'aiuto di libri di testo ma anche, e soprattutto, mediante un'esposizione costante alla lingua di studio (film, video, musica, libri, amici madrelingua), cosicchè lo sviluppo delle "reti associative" faciliti la sollecitazione delle "competenze innate" presenti in ciascuno di noi.

A questo punto il gioco è fatto, sarà solo una questione di tempo prima che diventiate sempre più bravi nell'uso della lingua, anche in contesti diversi.

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Uno degli errori più frequenti che tutti noi tendiamo a commettere quando ci approcciamo a qualcosa di nuovo, infatti, è quello di spendere troppo tempo a lavorare sulle basi, credendole un segmento a parte rispetto a tutto il resto; quest'ottica non ci permette di avere una visione d'insieme del percorso da compiere, poichè troppo focalizzata sulle regole e poco sul contesto di applicazione delle stesse.

Quando all'inizio si parlava di "regole grammaticali verificate nel tempo con la pratica", si voleva richiamare l'attenzione proprio su questo punto: spesso, il miglior modo per apprendere una regola o un'espressione passa prima dalla comprensione del suo contesto di utilizzo e successivamente da uno studio più strutturato della regola stessa, in tal modo il nostro cervello riuscirà anche a trattenere l'informazione più a lungo, poichè essa non sarà stata acquisita mnemonicamente ma tramite la comprensione del suo funzionamento. 

In conclusione, possiamo affermare che l'apprendimento di una lingua straniera non è un'impresa impossibile nè preclusa a coloro che abbiano superato la tenerà età, molto dipende dall'avere sufficiente motivazione e dall'identificare il metodo adatto alle proprie esigenze o agli obiettivi che si vogliono raggiungere. 

Spero di essere riuscito, con questo mio breve articolo, a risvegliare in voi il desiderio di cimentarvi nello studio di una lingua, così da sperimentare personalmente come sia davvero affascinante potersi connettere con persone appartenenti a culture diverse dalla nostra, le lingue possono letteralmente abbattere le distanze!

Ciaoooo

 

 

 

 

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Insegnante a Letuelezioni

Insegna lezioni di inglese e Italiano

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